Le azioni in risposta ai cambiamenti climatici

Come ogni altra Utility che produce energia elettrica, Acea si confronta con il problema del contenimento delle emissioni di gas a effetto serra.
L’obiettivo è quello di contenere l’impronta di carbonio dei processi produttivi, per un futuro meno dipendente dalle fonti fossili. Una delle più incisive azioni in tal senso è stata la modifica del mix di generazione elettrica intervenuta negli ultimi due anni, che ha provocato il sostanziale spostamento delle fonti primarie verso le rinnovabili (81%), rendendo del tutto marginale l’apporto delle fonti tradizionali per la produzione di energia elettrica.
Acea ha inoltre prestato attenzione all’evoluzione del contesto culturale nel quale vengono affrontate le questioni legate ai cambiamenti climatici, cercando di stimolare, entro il Gruppo, maggiore consapevolezza dell’importanza di mantenere sotto controllo il problema delle emissioni di gas climalteranti. In tal senso si è rivelata molto utile la partecipazione al Carbon Disclosure Project – CDP (vedi box dedicato). Acea aderisce all’iniziativa sin dalla sua prima edizione del 2006 e in questo periodo ha migliorato i suoi sistemi di monitoraggio delle emissioni di anidride carbonica, rendicontandone con trasparenza i quantitativi e le fonti e fissando obiettivi di riduzione sempre più sfidanti.
In occasione dell’ultimo CDP, è stato presentato lo studio “Italy 100 Climate Change Report 201294” nel quale Acea ha ricevuto una valutazione decisamente positiva. Il giudizio sulla chiarezza e completezza della “disclosure” è stato espresso con un punteggio di 81/100 (era 67/100 nel 2011), mentre in termini di capacità di gestione delle emissioni è stato mantenuto il giudizio “C” (su una scala E/A).

BOX - A DOHA LA CONFERENZA DELLE PARTI SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Dal 26 novembre al 7 dicembre 2012 si è svolta a Doha, nel Qatar, la 18a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ovvero la COP 18, dove per l’Italia era presente il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Hanno partecipato 17 mila delegati in rappresentanza di 190 Paesi e organismi internazionali, discutendo per due settimane sul come porre le basi di un nuovo accordo globale per combattere l’innalzamento delle temperature del pianeta.

A Doha è stato sottoscritto il “Protocollo di Kyoto 2” da parte di: Unione Europea, Australia, Svizzera e Norvegia (responsabili di circa il 15% delle emissioni globali). Questi Soggetti, già firmatari del primo Protocollo di Kyoto, si sono impegnati a proseguire fino al 2020 le azioni di contenimento delle loro emissioni, ma con l’intento di estendere l’accordo entro il 2015 a tutti gli altri “non firmatari”.

L’Italia appartiene al gruppo di Paesi europei più fermamente convinti della necessità di convertire i modelli di sviluppo spingendo verso una economia a basse emissioni di carbonio. Il Ministro Corrado Clini nel suo intervento ha dichiarato: «l’Italia sta promuovendo un economia “low carbon”. Fonti rinnovabili, politiche di efficienza energetica e incentivi sono le chiavi per raggiungere tale obiettivo. Incentivi annuali di 6,7 miliardi di euro sugli impianti fotovoltaici e di 5,8 miliari sulle energie rinnovabili, hanno permesso all’Italia di essere, nel 2011, il primo paese al mondo per i nuovi impianti di energia rinnovabile e il secondo per le istallazioni totali».

Fonti: http://www.minambiente.it; http://unfccc.int

94 Disponibile on line nel sito www.cdproject.net.

BOX - ACEA NEL CDP ITALY 100 CLIMATE CHANGE REPORT 2012

Il Carbon Disclosure Project (CDP) è un’iniziativa internazionale lanciata nel 2000 dalla organizzazione no-profit Rockfeller Philantropy Advisors di New York, sostenuta da circa 400 investitori istituzionali, soprattutto grandi banche e intermediari finanziari, volta a valutare le strategie messe in campo dalle imprese per contrastare il fenomeno del cambiamento climatico.

I mercati finanziari, infatti, non solo dimostrano interesse al tema ma tendono a valorizzare le imprese che rispondono in modo pro-attivo alla sfida del cambiamento climatico, attribuendo loro maggiori probabilità di successo nel medio-lungo periodo.

Le imprese che accettano di sottoporsi a valutazione sono tenute a rispondere ad un complesso questionario predisposto ed inviato dal CDP, in grado di evidenziare le effettive capacità del management di esercitare un controllo sulle emissioni di gas ad effetto serra e di pianificare obiettivi di riduzione.

Il punteggio che viene assegnato dal team di valutazione CDP, in fase di analisi dei questionari compilati, riguarda due distinte aree di giudizio:

  1. la chiarezza e la trasparenza delle risposte, cioè la qualità della “disclosure”, che viene misurata su una scala da 0 a 100;
  2. le performance in termini di emissioni specifiche di CO2 – ad esempio kgCO2 per euro di valore aggiunto prodotto – che viene invece espressa su una scala da E (minimo) ad A (massimo).

In Italia, 46 aziende, sulle 100 alle quali è stato inviato il questionario 2012, hanno risposto e tra queste anche Acea, che si sottopone a valutazione ormai da diversi anni. Il CDP Italy 100 Climate Change report 2012 è stato presentato a Milano nel novembre 2012.

Nel grafico seguente è illustrata la sintesi dei risultati ottenuti dalle principali Utility italiane rispondenti:

DISCLOSURE SCORE VS PERFORMANCE BANDS – UTILITIES –

Disclosure

 

Altre informazioni sono disponibili sul sito web: https://www.cdproject.net.

Ridurre la Carbon Footprint

La risposta di Acea alla sfida del contenimento della Carbon Footprint dei suoi processi è basata principalmente su tre linee d’azione:

  • la riduzione delle emissioni indirette, vale a dire quelle derivanti dal consumo di energia elettrica,
  • l’aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, in particolare biomassa e idroelettrico,
  • lo sviluppo della mobilità elettrica.

La prima linea d’azione mira a migliorare l’efficienza energetica negli usi finali, contraendo almeno dell’1% annuo i consumi totali di energia elettrica. Per un Gruppo i cui consumi energetici ammontano a circa 700 GWh/anno, questo equivale ad un recupero di efficienza pari a 7 GWh/anno, corrispondenti a 1.200 tCO2/anno evitate. L’energia risparmiata nel corso del 2012 nel solo comparto idrico, pari a circa 10 GWh, ha consentito di superare il target annuale. In termini di emissioni equivalenti (indirette), denominate “Scope 2” nell’ambito del CDP, Acea ha totalizzato circa 643.550 tonnellate di CO2 (coefficiente di conversione pari a 0,52 t/MWh95).

Per lo sviluppo delle fonti rinnovabili sono stati sostenuti rilevanti investimenti nel 2012. Gli interventi hanno riguardato, in particolare, la generazione idroelettrica, con l’ammodernamento delle centrali di Salisano e Narni (Terni) e il rifacimento completo degli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti (waste to energy) di San Vittore del Lazio e di Terni. È proseguito il programma di investimento nel fotovoltaico, nonostante l’azienda abbia deciso di vendere gran parte della potenza installata e di uscire dallo specifico segmento tecnologico. La quota di generazione elettrica da fonte rinnovabile ha raggiunto, nel 2012, l’81% del totale. Circa lo sviluppo della mobilità sostenibile, nel 2011 Acea ha siglato due importanti Protocolli d’Intesa96 con Enel (per lo sviluppo congiunto di un’infrastruttura di ricarica dei veicoli elettrici) e con FIAT Group Automobiles (per la ricerca delle più idonee soluzioni tecnologiche per una mobilità sostenibile), nel 2012 il parco auto Acea si è arricchito di 40 autovetture elettriche FIAT Fiorino Cargo.

95 Il fattore di emissione (t/MWh) non è un valore univocamente definito in Italia. Può tuttavia essere stimato come: 0,52 tCO2/MWh = 0,187 tep/MWh * 2,8 tCO2/tep. Riferimenti: AEEG DCO 2/2008 e Decisione UE 2007/589/CE.

96 L’accordo con Enel per l’installazione di 200 colonnine di ricarica per veicoli elettrici è stato rinnovato da un nuovo Protocollo siglato nel 2012 anche da Roma Capitale.